Veritas

"Tu non possiedi la verità, la verità possiede te"(Tommaso d'Aquino)

licenza

lion from a Frieze

segno e simbolo

il segno [“Zeichen”] è una certa intuizione immediata, che rappresenta un contenuto completamente diverso da quello che ha per se stessa: la piramide, nella quale è trasposta e conservata un’anima estranea. Il segno [“Zeichen”] è diverso dal simbolo [“Symbol”], cioè da un’intuizione la cui determinatezza propria, quanto all’essenza e al concetto, coincide più o meno con il contenuto che essa esprime in quanto simbolo. Invece, nel segno in quanto tale, il contenuto proprio dell’intuizione, e quello di cui essa è segno, non hanno nulla a che vedere tra di loro. Pertanto, in quanto significatrice [“bezeichnend”], l’intelligenza dimostra un arbitrio e un dominio nell’uso dell’intuizione più liberi che non in quanto creatrice di simboli [“symbolisierend”].”(Georg Wilhelm Friedrich Hegel,)

simbolo

“Signum quoddam, vel, magis proprie, Tessera, quam publice dabant civitates quibusdam hominibus sibi amicis, ut hospitaliter et amice acciperentur in oppidis foederatis […]. Sed et privatus usus hospitalium tesserarum fuit […]. Fuit autem antiqui moris […] tesseram dari hospitibus dimidiatam, quam quicumque attulisset ad hospitem, continuo agnosci posset, et hospitio accipi, tanquam amicus et vetus hospes”.(Thesaurus grecae linguae)

folklore, mitologia, cultura, arte

LETTERA DEL PAPA GIOVANNI PAOLO II AGLI ARTISTI
1999
A quanti con appassionata dedizione cercano nuove « epifanie » della bellezza per farne dono al mondo nella creazione artistica.
« Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona » (Gn 1,31).

L’artista, immagine di Dio Creatore
1. Nessuno meglio di voi artisti, geniali costruttori di bellezza, può intuire qualcosa del pathos con
cui Dio, all’alba della creazione, guardò all’opera delle sue mani. Una vibrazione di quel sentimento
si è infinite volte riflessa negli sguardi con cui voi, come gli artisti di ogni tempo, avvinti dallo
stupore per il potere arcano dei suoni e delle parole, dei colori e delle forme, avete ammirato l’opera
del vostro estro, avvertendovi quasi l’eco di quel mistero della creazione a cui Dio, solo creatore di
tutte le cose, ha voluto in qualche modo associarvi.
Per questo mi è sembrato non ci fossero parole più appropriate di quelle della Genesi per iniziare
questa mia Lettera a voi, ai quali mi sento legato da esperienze che risalgono molto indietro nel
tempo ed hanno segnato indelebilmente la mia vita. Con questo scritto intendo mettermi sulla strada
di quel fecondo colloquio della Chiesa con gli artisti che in duemila anni di storia non si è mai
interrotto, e si prospetta ancora ricco di futuro alle soglie del terzo millennio.
In realtà, si tratta di un dialogo non dettato solamente da circostanze storiche o da motivi funzionali,
ma radicato nell’essenza stessa sia dell’esperienza religiosa che della creazione artistica. La pagina
iniziale della Bibbia ci presenta Dio quasi come il modello esemplare di ogni persona che produce
un’opera: nell’uomo artefice si rispecchia la sua immagine di Creatore. Questa relazione è evocata
con particolare evidenza nella lingua polacca, grazie alla vicinanza lessicale fra le parole stwórca
(creatore) e twórca (artefice).
Qual è la differenza tra « creatore » ed « artefice? » Chi crea dona l’essere stesso, trae qualcosa dal
nulla — ex nihilo sui et subiecti, si usa dire in latino — e questo, in senso stretto, è modo di
procedere proprio soltanto dell’Onnipotente. L’artefice, invece, utilizza qualcosa di già esistente, a
cui dà forma e significato. Questo modo di agire è peculiare dell’uomo in quanto immagine di Dio.
Dopo aver detto, infatti, che Dio creò l’uomo e la donna « a sua immagine » (cfr Gn 1,27), la Bibbia
aggiunge che affidò loro il compito di dominare la terra (cfr Gn 1,28). Fu l’ultimo giorno della
creazione (cfr Gn 1,28-31). Nei giorni precedenti, quasi scandendo il ritmo dell’evoluzione cosmica,
Jahvé aveva creato l’universo. Al termine creò l’uomo, il frutto più nobile del suo progetto, al quale
sottomise il mondo visibile, come immenso campo in cui esprimere la sua capacità inventiva.
Dio ha, dunque, chiamato all’esistenza l’uomo trasmettendogli il compito di essere artefice. Nella «
creazione artistica » l’uomo si rivela più che mai « immagine di Dio », e realizza questo compito

prima di tutto plasmando la stupenda « materia » della propria umanità e poi anche esercitando un
dominio creativo sull’universo che lo circonda. L’Artista divino, con amorevole condiscendenza,
trasmette una scintilla della sua trascendente sapienza all’artista umano, chiamandolo a condividere
la sua potenza creatrice. E ovviamente una partecipazione, che lascia intatta l’infinita distanza tra il
Creatore e la creatura, come sottolineava il Cardinale Nicolò Cusano: « L’arte creativa, che l’anima
ha la fortuna di ospitare, non s’identifica con quell’arte per essenza che è Dio, ma di essa è soltanto
una comunicazione ed una partecipazione ».(1)
Per questo l’artista, quanto più consapevole del suo « dono », tanto più è spinto a guardare a se
stesso e all’intero creato con occhi capaci di contemplare e ringraziare, elevando a Dio il suo inno di
lode. Solo così egli può comprendere a fondo se stesso, la propria vocazione e la propria missione.



Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Modifica )

Foto Twitter

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Modifica )

Foto di Facebook

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Modifica )

Connecting to %s

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.