Veritas

"Tu non possiedi la verità, la verità possiede te"(Tommaso d'Aquino)

licenza

lion from a Frieze

segno e simbolo

il segno [“Zeichen”] è una certa intuizione immediata, che rappresenta un contenuto completamente diverso da quello che ha per se stessa: la piramide, nella quale è trasposta e conservata un’anima estranea. Il segno [“Zeichen”] è diverso dal simbolo [“Symbol”], cioè da un’intuizione la cui determinatezza propria, quanto all’essenza e al concetto, coincide più o meno con il contenuto che essa esprime in quanto simbolo. Invece, nel segno in quanto tale, il contenuto proprio dell’intuizione, e quello di cui essa è segno, non hanno nulla a che vedere tra di loro. Pertanto, in quanto significatrice [“bezeichnend”], l’intelligenza dimostra un arbitrio e un dominio nell’uso dell’intuizione più liberi che non in quanto creatrice di simboli [“symbolisierend”].”(Georg Wilhelm Friedrich Hegel,)

simbolo

“Signum quoddam, vel, magis proprie, Tessera, quam publice dabant civitates quibusdam hominibus sibi amicis, ut hospitaliter et amice acciperentur in oppidis foederatis […]. Sed et privatus usus hospitalium tesserarum fuit […]. Fuit autem antiqui moris […] tesseram dari hospitibus dimidiatam, quam quicumque attulisset ad hospitem, continuo agnosci posset, et hospitio accipi, tanquam amicus et vetus hospes”.(Thesaurus grecae linguae)

storia

J. Huizinga, L’autunno del Medioevo

Il Basso Medioevo è uno di quei periodi terminali in cui la vita sociale delle classi superiori è diventata quasi del tutto un giuoco di società. La realtà è violenta, dura e crudele; la si riporta al bel sogno dell’ideale cavalleresco, e su questo poi si crea il giuoco della vita [...]. In tutta la società cavalleresca del ’400 domina un labile equilibrio fra la serietà sentimentale e il lieve scherno. Tutti quei concetti cavallereschi di onore, fedeltà, amore, vengono trattati con perfetta serietà, sennonché di tanto in tanto il fiero aspetto si spiana un istante in una risata. In Italia questo stato d’animo è trapassato nella parodia consapevole: nel Morgante del Pulci e nell’Orlando innamorato del Boiardo. Ma anche lí il sentimento romantico-cavalleresco riprende talora il sopravvento; nell’Ariosto, all’aperta beffa si è sostituito quel mirabile superamento tanto dello scherzo che della serietà, nel quale la fantasia cavalleresca ha trovato la sua espressione piú classica.

(Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1964, vol. VI, pag. 225)



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