Veritas

"Tu non possiedi la verità, la verità possiede te"(Tommaso d'Aquino)

licenza

lion from a Frieze

segno e simbolo

il segno [“Zeichen”] è una certa intuizione immediata, che rappresenta un contenuto completamente diverso da quello che ha per se stessa: la piramide, nella quale è trasposta e conservata un’anima estranea. Il segno [“Zeichen”] è diverso dal simbolo [“Symbol”], cioè da un’intuizione la cui determinatezza propria, quanto all’essenza e al concetto, coincide più o meno con il contenuto che essa esprime in quanto simbolo. Invece, nel segno in quanto tale, il contenuto proprio dell’intuizione, e quello di cui essa è segno, non hanno nulla a che vedere tra di loro. Pertanto, in quanto significatrice [“bezeichnend”], l’intelligenza dimostra un arbitrio e un dominio nell’uso dell’intuizione più liberi che non in quanto creatrice di simboli [“symbolisierend”].”(Georg Wilhelm Friedrich Hegel,)

simbolo

“Signum quoddam, vel, magis proprie, Tessera, quam publice dabant civitates quibusdam hominibus sibi amicis, ut hospitaliter et amice acciperentur in oppidis foederatis […]. Sed et privatus usus hospitalium tesserarum fuit […]. Fuit autem antiqui moris […] tesseram dari hospitibus dimidiatam, quam quicumque attulisset ad hospitem, continuo agnosci posset, et hospitio accipi, tanquam amicus et vetus hospes”.(Thesaurus grecae linguae)

arte nella preistoria

Storia sociale dell’arte

Di Arnold Hauser

la preistoria

Capitolo primo

L.età paleolitica.

Magia e naturalismo

Antichissima è la leggenda dell.età dell.oro. Non

conosciamo esattamente l’origine sociologica del culto

del passato; che può avere le sue radici nella solidarietà

familiare e tribale o nello sforzo di gruppi privilegiati di

fondare i loro privilegi sull’origine. Comunque, l.idea

che il migliore debba essere anche il piú antico è ancor

oggi cosí forte che storici dell’arte e archeologi non arretrano

neppure davanti alla falsificazione storica, pur di

riuscire a presentare come originario lo stile che preferiscono.

Come primissima testimonianza dell.attività

artistica, gli uni designano l.arte severamente formale

volta a stilizzare e idealizzare la vita, gli altri invece il

naturalismo, che coglie e mantiene l.essere naturale delle

cose; vedendo gli uni nell.arte un mezzo per dominare

e soggiogare la realtà, gli altri uno strumento della devozione

alla natura. In altre parole, essi attribuiscono il

pregio di una maggiore antichità o alle forme geometrico-

ornamentali, o alle espressioni di un naturalismo

mimetico, secondo le proprie inclinazioni autocratiche

e conservatrici, o liberali e progressive1. In ogni caso, i

monumenti indicano, in modo chiaro e sempre piú stringente

col procedere dell.indagine, la priorità del naturalismo,

cosí che diventa sempre piú difficile sostenere

la teoria di un.arte originariamente lontana dalla natura

e stilizzatrice della realtà2.

Ma ciò che è piú notevole nel naturalismo preistorico non è che esso sia piú antico dello stile geometrico,

che sembra tanto piú primitivo; bensí che vi si possano

già riconoscere tutti gli stadi tipici di sviluppo che appariranno

poi nella storia dell.arte moderna; poiché esso

non è affatto quel fenomeno puramente istintivo, incapace

di sviluppi, astorico, descritto dagli studiosi fanatici

del geometrismo e del rigorismo formale.

Abbiamo a che fare con un.arte che da una lineare

fedeltà alla natura, ancora un po. rigida e minuziosa nel

modellare le singole forme, si evolve verso una tecnica

fluida e arguta, quasi impressionistica, e sa rendere con

efficacia l.impressione visiva in modo sempre piú pittorico,

rapido e apparentemente improvvisato. La correttezza

del disegno s.innalza fino a un virtuosismo che si

propone di dominare positure ed aspetti sempre piú difficili,

movimenti e conversioni sempre piú fugaci, scorci

e tagli sempre piú arditi. Questo naturalismo non è

una formula rigida e immota, ma una forma mobile e

viva che si accinge a riprodurre il vero con i mezzi piú

diversi e assolve il suo compito ora con maggiore, ora

con minore abilità. Lo stato di natura cieco e istintivo

è già superato da un pezzo, ma il grado di civiltà che crea

formule rigide e salde è ancor di là da venire.

Questo fenomeno, forse il piú singolare di tutta la

storia dell.arte, è tanto piú sconcertante in quanto non

trova riscontro nei disegni infantili, né, di solito, nell

.arte dei selvaggi. I disegni dei bambini e l.arte dei selvaggi

son frutto della ragione, non dei sensi; mostrano

quel che il bimbo e il selvaggio sanno, non quello che

vedono realmente. Entrambi offrono dell.oggetto una

sintesi teorica, non una visione organica. Combinano la

veduta frontale con quella di fianco o dall.alto, non tralasciano

nulla di quanto giudicano attributo importante

dell.oggetto, esagerano le proporzioni di ciò che ha un

valore biologico o causale e trascurano tutto ciò che .

per quanto possa essere, in sé e per sé, imponente e suggestivo . non svolge una funzione diretta nel contesto

oggettivo. È viceversa caratteristica del naturalismo

paleolitico la capacità di rendere l.impressione visiva in

una forma cosí immediata, pura, libera, esente da

aggiunte o limitazioni intellettuali, che rimane un esempio

unico fino al moderno impressionismo. Qui noi troviamo

studi di movimento che già richiamano le nostre

istantanee fotografiche, e che ritroviamo soltanto nelle

figure di un Degas o di un Toulouse-Lautrec; al punto

che, ad un occhio non esercitato dall.impressionismo,

molto in queste pitture deve apparire mal disegnato e

incomprensibile. I pittori del paleolitico sapevano ancora

vedere a occhio nudo sfumature, che noi abbiamo scoperto

soltanto con l.aiuto di complicati strumenti. L.età

neolitica ne avrà già perduto la nozione, e fin d.allora

l.uomo saprà sostituire saldi concetti alle immediate

impressioni dei sensi. Ma l.uomo paleolitico dipinge

ancora ciò che realmente vede, e non piú di quello che

può afferrare con un.occhiata in un momento determinato.

Ignora l.eterogeneità ottica degli elementi figurativi

e il razionalismo della loro composizione: contrassegni

stilistici a noi ben noti dai disegni dei bambini e

dall.arte dei selvaggi; soprattutto l.uso di comporre un

volto disegnandone il contorno di profilo e gli occhi di

fronte. La pittura paleolitica possiede, apparentemente

senza sforzo, quell.unità dell.intuizione sensibile a cui

l.arte moderna giunge soltanto dopo una lotta secolare;

essa può migliorare i propri metodi, ma non li muta, e

il dualismo fra visibile e invisibile, fra visione e conoscenza

le resta affatto estraneo.

Quale la causa, quale lo scopo di quest.arte? Esprimeva

la gioia della vita, che incitava a conservarla e ripeterla

in immagini? O appagava l.istinto del gioco e il

gusto decorativo, l.impulso a coprire superfici vuote con

linee e forme, figure e ornamenti? Era il frutto dell.ozio,

o aveva un fine pratico determinato? Dobbiamovedere in essa un trastullo o uno strumento, una droga,

un piacere, o un.arma nella lotta per la vita? Sappiamo

che fu l.arte di cacciatori primitivi, che, in uno stadio

di economia improduttiva e parassitaria, raccoglievano

o catturavano il loro cibo e non lo producevano; secondo

ogni apparenza, vivevano in forme sociali fluide, non

articolate, in piccole orde isolate, nello stadio di un individualismo

primitivo; probabilmente non credevano

negli dei, né nell.aldilà, né in alcun genere di sopravvivenza.

In quell.epoca di pura prassi, tutto gravitava evidentemente

intorno ai mezzi di sussistenza, e nulla ci

autorizza a supporre che l.arte servisse ad altro che a

procurarli direttamente. Tutto indica in essa lo strumento

di una prassi magica, e come tale essa aveva una

funzione assolutamente pragmatica, volta in tutto e per

tutto a fini economici immediati. Ma questa magia non

aveva nulla in comune con quello che noi intendiamo per

religione; a quanto pare, non conosceva preghiere, non

venerava potenze sacre, e nessuna credenza, comunque

costituita, la collegava a spiriti ultraterreni; essa non corrispondeva

quindi alle condizioni che sono state considerate

come il requisito minimo di una religione3. Era

una tecnica senza misteri, un metodo pratico, l.uso concreto

di mezzi e di procedimenti lontani da ogni carattere

mistico ed esoterico; proprio come noi, per esempio,

disponiamo trappole per i topi, concimiamo il terreno

o prendiamo un sonnifero. Le immagini facevano

parte dell.apparato di questa magia; erano la «trappola»

in cui la selvaggina doveva cadere, o piuttosto la trappola

con l.animale già catturato: perché l.immagine era

insieme rappresentazione e cosa rappresentata, desiderio

e appagamento. Nell.immagine da lui dipinta il cacciatore

paleolitico credeva di possedere la cosa stessa,

credeva, riproducendolo, di acquistare un potere sull

.oggetto. Egli credeva che l.animale vero subisse l.uccisione

eseguita sull.animale dipinto. La rappresentazione figurata non era, secondo la sua idea, che l.anticipazione

dell.effetto desiderato; l.avvenimento reale

doveva seguire il modello magico; o piuttosto esservi già

contenuto, poiché le due cose erano separate soltanto dal

mezzo, ritenuto inessenziale, dello spazio e del tempo.

Non si trattava, dunque, di sostituzioni simboliche, ma

di vere azioni dirette ad uno scopo, atti reali che ottenevano

effetti reali. Non il pensiero uccideva, non la

fede operava il miracolo, ma l.azione effettiva, l.immagine

concreta, realmente colpita, aveva effetto magico.

Quando l.uomo paleolitico dipingeva un animale sulla

roccia, si procurava un animale vero. Per lui il mondo

delle finzioni e delle immagini, la sfera dell.arte e della

pura imitazione, non significavano ancora un campo

specifico, distinto e separato dalla realtà empirica; egli

non confrontava ancora i due mondi, ma vedeva nell.uno

l.immediata, integrale prosecuzione dell.altro. Il suo

orientamento di fronte all.arte doveva esser simile a

quello dell.indiano Sioux di Lévy-Brühl: egli diceva di

aver visto uno studioso che eseguiva degli schizzi: . So

che quest.uomo ha fatto nel suo libro molti dei nostri

bisonti; c.ero, quando l.ha fatto; da allora non abbiamo

piú bisonti4 .. L.idea che la sfera dell.arte continui

immediatamente la realtà comune non svanisce mai del

tutto, anche se, piú tardi, prevarrà nell.arte la volontà

di contrapporsi al mondo. La leggenda di Pigmalione,

che s.innamora della statua da lui creata, ha origine da

questa mentalità. Testimonia di un orientamento simile

il Cinese o il Giapponese che dipinge un ramo o un

fiore, e il dipinto non vuol compendiare o idealizzare,

esaltare o correggere la vita, come le opere dell.arte

occidentale, ma vuol essere semplicemente un ramoscello

o un fiore di piú sull.albero della realtà. Trasmettono

questa concezione anche gli aneddoti e le leggende

sugli artisti, dove si narra che le figure di un quadro,

varcando una porta, entrano nel paesaggio vero, nella vita reale. In tutti questi esempi si cancellano i confini

tra arte e realtà, ma la continuità dei due campi nelle

opere d.arte dei tempi storici è una finzione nella finzione;

mentre nella pittura paleolitica è un semplice

fatto, e prova che l.arte è ancora tutta al servizio della

vita.

Ogni altra spiegazione dell.arte paleolitica . ad

esempio la sua interpretazione come forma decorativa

o espressiva . è insostenibile. Vi si oppone tutta una

serie di indizi, e principalmente la posizione dei dipinti

nelle caverne, spesso in angoli completamente nascosti,

difficilmente accessibili, affatto oscuri, dove non

avrebbero mai potuto servire come «decorazione». Vi

contrasta anche la sovrapposizione delle pitture, al

modo di palinsesti, che distrugge ogni effetto decorativo,

dove pure al pittore non mancava certo lo spazio.

Tale disposizione indica appunto che i dipinti non furono

eseguiti per la gioia degli occhi, ma perseguivano uno

scopo per cui importava ch.essi fossero collocati in certe

caverne e in certe parti determinate di esse . evidentemente

in luoghi particolarmente adatti all.incantesimo.

Non è possibile parlare di intento decorativo o di

esigenza estetica di espressione e comunicazione, qui

dove le pitture venivano piuttosto celate che esposte.

Come fu giustamente osservato, ci sono due motivi

distinti, da cui derivano opere d.arte: alcune vengono

create semplicemente per esistere, altre per esser vedute5.

L.arte religiosa, intesa soltanto a onorare Iddio, e,

in grado maggiore o minore, ogni creazione in cui l.artista

mira solo ad alleviare il proprio animo, ha in comune

con l.arte magica dell.era paleolitica il carattere

segreto. L.artista paleolitico, che mirava solo all.effetto

magico, avrà tuttavia provato una certa soddisfazione

estetica nel suo lavoro, anche se considerava la qualit

à estetica solo come un mezzo. Il rapporto fra mimica

e magia nelle danze cultuali dei selvaggi riflette nel modo piú chiaro il caso in questione: come in quelle

danze il piacere della finzione mimica si amalgama

indissolubilmente con la pratica degli incanti, cosí

anche il pittore preistorico, pur dedito al fine magico,

avrà rappresentato con gusto e soddisfazione gli animali

nei loro atteggiamenti caratteristici.

La miglior prova che quest.arte perseguiva consciamente

e intenzionalmente un effetto magico, e non estetico,

è il fatto che gli animali sono spesso rappresentati

trafitti da spiedi e frecce, quando, una volta dipinti, non

sian colpiti con armi vere. Senza dubbio si trattava di

un.uccisione in effigie. Dei rapporti fra l.arte paleolitica

e le pratiche magiche testimoniano anche i gruppi di

figure umane camuffate da animali, che evidentemente,

per la maggior parte, eseguono danze. In queste pitture

. anzitutto in quelle di Trois-Frères . troviamo maschere

ferine che, senza uno scopo magico, sarebbero semplicemente

incomprensibili6. Il rapporto della pittura

paleolitica con la magia ci aiuta anche a spiegarne il

naturalismo. Una rappresentazione che mira a creare

un alter ego del modello, cioè non solo a indicare, imitare,

simulare l.oggetto, ma letteralmente a sostituirlo,

non può essere che naturalistica. L.animale da evocare

magicamente doveva presentarsi come il riscontro esatto

dell.animale dipinto: poteva fare la sua apparizione

solo se la sua copia era fedele e genuina. Già per il suo

scopo magico, quest.arte doveva essere fedele alla natura.

L.immagine poco fedele non era soltanto sbagliata,

ma irreale, senza senso e senza scopo. Si ritiene che l.era

della magia, la prima che serbi testimonianza di opere

d.arte, sia stata preceduta da uno stadio pre-magico7.

L.età aurea della magia, con la sua tecnica già chiusa in

formule e il suo rigido rituale, dev.essere stata preparata

da un periodo di pratica sregolata, di puri tentativi

ed esperimenti. Le formule magiche dovettero far buona

prova, dimostrarsi efficaci, prima di poter essere schematizzate. Non furono certo il frutto di pura speculazione;

trovate indirettamente, dovettero evolversi per

gradi. Forse l.uomo scoprí per caso il nesso fra l.originale

e l.immagine dipinta, ma la scoperta dovette soggiogarlo.

Forse proprio quest.esperienza suscitò la

magia, col suo assioma dell.interdipendenza dei simili.

Comunque, le due antichissime idee che, come fu osservato8,

sono i primi presupposti dell.arte, l.idea della

somiglianza e dell.imitazione, e quella della produzione

dal nulla, ossia della potenza creativa, debbono essersi

formate al tempo degli esperimenti e delle scoperte premagiche.

I contorni di mani, trovati in molti luoghi

accanto alle pitture delle caverne, e che sono evidentemente

semplici calchi od impronte, forse per la prima

volta hanno introdotto nella coscienza dell.uomo l.idea

del foggiare . poiein . e gli hanno suggerito che una cosa

inanimata e fittizia potesse essere in tutto e per tutto

simile a una cosa viva e reale. Da principio questo gioco

non ebbe certo nulla in comune con l.arte né con la

magia; ma dovette prima diventare un mezzo magico,

per poter diventare in seguito una forma dell.arte. Poich

é l.abisso fra quelle impronte di mani e le piú antiche

figure d.animali appare talmente smisurato (mentre

mancano del tutto documenti da inserire come forme di

transizione), che non possiamo pensare a un.evoluzione

diretta e continua delle forme artistiche da quelle del

gioco, ma dobbiamo concludere che s.interpose un elemento

nuovo, proveniente dall.esterno, e cioè proprio

la funzione magica dell.effigie. Tuttavia anche quelle

forme pre-magiche, quei giochi, avevano già una tendenza

al naturalismo, all.imitazione, se pur ancora meccanica,

della realtà, e non possono certo considerarsi

come la manifestazione di un principio astrattamente

decorativo.

da storia dell’arte Einaudi



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